Nuraghe Loelle: roccia e architettura
Il complesso nuragico di Loelle: paesaggio e architettura nella Sardegna preistorica
Nell’altopiano granitico di Buddusò, nella sub-regione del Monteacuto, a breve distanza dalle sorgenti del Tirso, sorge il complesso nuragico di Loelle. Il sito rappresenta una delle più interessanti testimonianze della civiltà nuragica, non solo per le sue architetture, ma anche per il modo in cui queste si integrano con il paesaggio naturale. La roccia affiorante, infatti, non è soltanto il supporto su cui il nuraghe è stato costruito: diventa parte strutturale dell’edificio stesso.
Il nuraghe appartiene alla tipologia definita “mista”, in cui convivono elementi a corridoio e a tholos, la falsa cupola dell’architettura nuragica. L’edificio è organizzato attorno a un mastio centrale, collocato sulla sommità del rilievo, e a un bastione trilobato che avvolge l’affioramento granitico. La torre principale presenta un diametro massimo di 9,50 metri e un’altezza residua di circa 2,10 metri. La camera interna, coperta a tholos, conserva almeno due nicchie, mentre l’andito d’ingresso, lungo 5,30 metri, ospita una nicchia e l’avvio di una scala.
La peculiarità di Loelle risiede soprattutto nell’organizzazione del bastione trilobato. A differenza di molti altri nuraghi, lo sviluppo prevalente non è in ampie camere basali, ma in corridoi e scale. L’ingresso principale, sul lato sud, immette direttamente in una scala che sale verso un corridoio superiore, scandito da feritoie. Questi percorsi interni si raccordano a vani semiellittici e a rampe curvilinee, creando una rete distributiva complessa. La presenza delle feritoie ha fatto ipotizzare funzioni non esclusivamente difensive, ma il loro significato resta incerto in mancanza di analisi funzionali specifiche.
Un elemento di notevole interesse è rappresentato da un vano indipendente, ricavato in una frattura naturale della roccia e completato con filari di muratura. Il vano, che non comunica con il resto del complesso, ha una copertura a tholos del diametro di 2,85 metri e un’altezza di 3,20 metri. La sua funzione rimane oggetto di dibattito tra gli studiosi, anche per l’assenza di elementi diagnostici certi.
Il contesto territoriale comprende inoltre i resti di un villaggio di capanne circolari, due tombe di giganti e un dolmen prenuragico. Quest’ultimo attesta una frequentazione dell’area precedente all’età nuragica, mentre le altre strutture documentano, nel loro insieme, un utilizzo prolungato del territorio. La continuità diretta tra le diverse fasi, tuttavia, non è ancora dimostrata, così come mancano datazioni assolute pubblicate per il sito.
Lo stato di conservazione, sebbene compromesso dalla perdita delle coperture e dal crollo parziale della torre, consente ancora una buona lettura dell’impianto architettonico. Gli scavi condotti dalla Soprintendenza archeologica negli anni Novanta del Novecento, sotto la direzione di Paola Basoli, hanno permesso di acquisire dati importanti, ma i risultati stratigrafici e i materiali non sono stati ancora pubblicati compiutamente. Il sito, quindi, rimane aperto a nuove indagini.
L’importanza di Loelle si inserisce nel dibattito sull’evoluzione tipologica dei nuraghi. La combinazione tra elementi a corridoio e a tholos è spesso considerata un possibile indizio di transizione tra il Bronzo Medio e il Bronzo Recente. In assenza di una cronologia certa, però, queste valutazioni restano ipotetiche. Studi recenti hanno inoltre messo in discussione i modelli evolutivi lineari, sottolineando la necessità di considerare varianti locali e scelte costruttive legate al contesto.
Da questo punto di vista, Loelle appare come un esempio virtuoso di integrazione tra architettura e ambiente. L’affioramento granitico non è semplicemente inglobato, ma diventa parte attiva del progetto, condizionando planimetrie e percorsi. Una simile soluzione rimanda a una concezione del paesaggio in cui i monumenti non sono costruzioni isolate, ma nodi di una trama territoriale fatta di risorse, culti e relazioni.
Le prospettive di ricerca restano aperte. Nuove indagini archeometriche e un riesame dei materiali degli scavi passati potranno fornire datazioni e analisi funzionali necessarie. Soprattutto, occorre comprendere meglio il rapporto tra il nuraghe, il villaggio e le aree funerarie, per delineare un quadro più completo dell’organizzazione sociale e politica delle comunità che abitar

