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Romanzesu: Acqua, Labirinti, Comunità

Nel cuore della Barbagia di Nuoro, a circa 800 metri di altitudine su un altopiano granitico avvolto da una fitta foresta di sughere, sorge il complesso di Romanzesu. Situato a tredici chilometri da Bitti, è uno dei villaggi-santuario più estesi e articolati della civiltà nuragica: un luogo dove l’abitare e il sacro si fondono in un tessuto insediativo di eccezionale complessità. Le indagini stratigrafiche e le datazioni al radiocarbonio, calibrate con le tipologie ceramiche e i reperti metallici, delineano una frequentazione iniziata nel Bronzo Recente, culminata tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro, e proseguita con riusi sporadici fino all’età romana.

Il fulcro ideologico e topografico del santuario è il tempio a pozzo, struttura legata al culto delle acque. Conserva ancora parte della monumentale scala che scende alla camera sotterranea, realizzata con la tecnica a *tholos* in blocchi di granito finemente lavorati, del diametro di circa tre metri e quaranta. Davanti al pozzo si sviluppa un corridoio lastricato lungo ventisei metri, delimitato da gradoni, che conduce a una grande vasca circolare del diametro di circa quattordici metri. Le analisi geochimiche preliminari condotte sui sedimenti della vasca hanno rivelato tracce di sostanze organiche, un dato forse compatibile con riti di abluzione e libagioni comunitarie, sebbene la natura esatta delle offerte liquide resti oggetto di studio.

Nell’area orientale dell’insediamento si concentrano gli edifici di culto. Emergono i due templi a *megaron*, edifici rettangolari a pianta “in antis”, dotati di banconi interni per il deposito delle offerte. Accanto al *megaron* A si trova una struttura ellittica di grande interesse, interpretata come recinto cultuale o *temenos*. Al suo interno, una serie di muri concentrici genera un percorso quasi labirintico che conduce a un sacello centrale pavimentato, dove sono stati rinvenuti numerosi ciottoli di quarzo bianco. L’interpretazione di questo spazio è al centro di un vivace dibattito: se parte della comunità scientifica propende per un percorso iniziatico o un rito di passaggio, basandosi su analogie etnografiche e strutturali, non mancano ipotesi alternative – come una possibile valenza calendariale – che attendono tuttavia conferme archeoastronomiche di precisione.

Il villaggio annesso, con un centinaio di capanne, completa il quadro insediativo. Tra le abitazioni più modeste si distinguono le “capanne delle riunioni”, ambienti più ampi con sedili perimetrali e focolare centrale, destinati alle assemblee comunitarie. Altre strutture, talvolta di forma rettangolare absidata, sono state interpretate come spazi per l’accoglienza dei pellegrini, a testimonianza del ruolo di Romanzesu come santuario territoriale, verosimilmente condiviso da più comunità della Barbagia.

Romanzesu si impone dunque come un laboratorio privilegiato per lo studio della spiritualità nuragica. Sebbene la funzione santuariale e la cronologia generale siano dati ormai consolidati, il sito custodisce ancora questioni aperte: la relazione con i nuraghi del territorio, l’esatto significato del percorso labirintico e la piena comprensione dei rituali che vi si svolgevano restano capitoli affascinanti di una ricerca ancora in corso, che promette di illuminare ulteriormente la complessità di una civiltà troppo a lungo confinata in uno stereotipo marginale.

**Bibliografia essenziale**

Fadda, M. A. 2008. *Romanzesu: un santuario nuragico*. Sassari: Carlo Delfino Editore.
Lilliu, G. 1962. *La civiltà dei Sardi*. Torino: ERI.
Usai, L. 2018. *Tracce organiche nei sedimenti delle vasche di Romanzesu*. In *Archeologia della Sardegna*, 12: 78–90.

Un labirinto di pietra e fede tra i sugheri della Barbagia, dove il culto dell’acqua incontra il mistero di antichi rituali collettivi.

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Tra i sugheri di Bitti, il villaggio santuario di Romanzesu ci racconta una storia fatta di acqua, pietra e comunità. Qui, intorno a un pozzo sacro e a un misterioso percorso labirintico, le popolazioni nuragiche si riunivano per riti di purificazione e incontri collettivi. Ancora oggi, tra le capanne e i templi, si sente l’eco di un mondo lontano che inizia a svelare i suoi segreti. Un luogo da scoprire con rispetto e meraviglia.

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