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Su Mulinu: il nuraghe diventa santuario

Nel cuore della Sardegna, lungo la valle del Riu Sa Canna, il complesso nuragico di Su Mulinu, a Villanovafranca, rappresenta un esempio straordinario di continuità architettonica e culturale. Il sito sorge su un modesto rilievo collinare, in località Pranu Scalittu, e racconta un’evoluzione lunga oltre un millennio, dalle prime forme difensive fino alla sacralità del culto. La sua storia inizia nel Bronzo Medio (1700-1350 a.C.), quando venne eretto un protonuraghe complesso. Le sue celle ellittiche, coperte con la tecnica a filari aggettanti, e i corridoi a copertura angolare, ne rivelano l’arcaicità planimetrica, tipica delle fasi più antiche della civiltà nuragica.

Nel corso del Bronzo Recente, il nucleo originario venne inglobato in un imponente bastione trilobato dalla caratteristica forma concavo-convessa, dotato di un piccolo cortile di disimpegno centrale. Le difese si ampliarono con un antemurale radiale, composto da torri disposte a gruppi di tre secondo lo schema “a trifoglio”, collegate da corpi murari rettilinei. L’esigenza difensiva, tuttavia, non era l’unica spinta: in una fase successiva, lo stesso antemurale fu sostituito da una cinta avvolgente, che creò una vasta area interna interna, definita dagli archeologi “corte d’armi”. Alcuni studiosi, però, suggeriscono per questo spazio un’interpretazione più articolata, legata a possibili funzioni cerimoniali già in questa fase. Gli ingressi originari vennero chiusi e se ne aprì uno nuovo a sud-ovest, mentre il bastione fu rafforzato con nuove torri e rifasci.

Tra la fine del Bronzo Finale e gli inizi dell’Età del Ferro (950-900 a.C.), il sito conobbe la sua trasformazione più significativa, diventando un santuario. Un vano ellittico venne ristrutturato per accogliere un altare in miniatura che riproduce, in modo simbolico, una fortezza nuragica con torri e cortine. Lungo i suoi bordi furono collocati oggetti votivi in bronzo, tra cui spade miniaturistiche e altri elementi di panoplia. L’altare era dotato di una vasca lustrale con canale di scolo, un bancone-sedile e due focolari rituali. Sulla parete, il motivo del crescente lunare scolpito riconduce il culto a divinità legate ai cicli naturali e alla fertilità. Contestualmente, come in altri grandi santuari dell’isola, si sviluppò un villaggio con caratteristiche cultuali, frequentato fino all’età giudicale, sebbene con una lacuna nei materiali ceramici durante la prima fase della presenza cartaginese.

Su Mulinu documenta in modo emblematico il passaggio da una società organizzata attorno a strutture fortificate a una realtà in cui le funzioni religiose e comunitarie divennero centrali. L’altare che riproduce il nuraghe stesso suggerisce un profondo legame tra l’architettura e il sacro. Ancora oggi, tra le sue pietre, si percepisce quel lungo cammino che trasforma una fortezza in un luogo di culto.

Un viaggio millenario dalla difesa al sacro, dove ogni pietra racconta il passaggio dalla guerra al culto.

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Se ami la Sardegna antica, Su Mulinu ti rapirà. Qui, ogni pietra racconta un passaggio segreto: da fortezza a santuario, da guerra a preghiera. Camminare tra le sue torri e l’altare a forma di nuraghe è come sfogliare un libro di storia scritto nella roccia. Un luogo dove il passato è ancora vivo, in attesa di essere ascoltato.

**Bibliografia essenziale:**
Moravetti, A., Melis, P., Foddai, L., & Alba, E. (a cura di). *La Sardegna Nuragica*. Sardegna Digital Library.
Lilliu, G. (2005). *La civiltà dei Sardi*. Nuova ERI.
Contu, E. (1996). *Il nuraghe*. Delfino Editore.

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