Il planetario di Archimede ela ruota dentata di Olbia ( parte 2)

Come abbiamo visto nella prima parte, ad Olbia nel 2006 durante uno scavo straordinario alla rete fognaria nella piazza mercato della città, è stata ritrovata una ruota dentata davvero unica e straordinaria.

Inizialmente in un primo momento, nessuno poteva immaginare l’importanza di questo ritrovamento fortuito.

Al termine del restauro ci si trova davanti ad un ingranaggio di ottone unico nel suo genere, dopo analisi, studio degli strati e dei frammenti ceramici ecco le sorprese, impensabili prima!

La datazione inquadrabile al 160-150 a.C. apre scenari incredibili, è poi lo studio attento dell’ingranaggio a rivelare qualcosa di straodinario è unico al mondo.

La ruota dentata è qua ad Olbia, esposto al Museo Archeologico.

L’ingranaggio è realizzato in bronzo e con denti curvi.

Giovanni Pastore nel suo libro scrive ” … i denti presentano una speciale curvatura che li fanno risultare straordinariamente simili a quelli matematicamente perfetti degli ingranaggi moderni.”

confermando cosi l’importanza straordinaria di questo ritrovamento.

La curvatura dei denti serve per migliorare l’atrito fra gli ingranaggi ed è un concetto moderno, questo frammento sta anticipando Eulero di oltre 1700 anni.

In questo video vedremo cosa era il Planetario e le fonti dirette che c’è ne parlano, concluderemo poi ricostruendo come possa aver fatto ad arrivare ad Olbia.

Il planetario era un meccanismo capace di riprodurre i moti del sole, della luna e dei pianeti, Archimede lo descrive nella sua opera perduta “Della costruzione della sfera”.

Durante il saccheggio di Siracusa nel 212 a.C. Archimede muore, viene ucciso da un soldato Romano che non lo riconosce, il comandante Marco Claudio Marcello porta a Roma il planetario e lo tiene come bottino di guerra, ne conosce il suo valore e lo mostra come simbolo.

Siamo adesso nel 166 a.C. e Marco Claudio Marcello, il nipote che eredita il meccanismo dal nonno, viene eletto console , insieme a lui anche Caio Sulpicio Gallo diventa console, molto appassionato di astronomia.

Sappiamo che qualche tempo dopo Marco Claudio Marcello mostra all’amico appassionato di astronomia Caio Sulpicio Gallo il planetario ancora funzionante, lui scrive un’opera con la descrizione che purtroppo non abbiamo, ma che ci viene riferita da Cicerone, che diventa cosi la nostra migliore fonte, ascoltate attentamente cosa ci racconta:

“.. mi ritorna alla mente Caio Sulpicio Gallo, uomo fra i più dotti, come ben sapete. [ … ] Trovandosi egli per caso presso Marco Claudio Marcello ch’era stato console con lui, ordinò che si portasse la sfera che il nonno di M. Marcello aveva tratto, dopo la presa di Siracusa, da quella città ricchissima e bellissima, sola preda ch’egli avesse voluto portare in patria. Di questa sfera di cui avevo tanto sentito parlare, data la gloria di Archimede, non rimasi a prima vista particolarmente ammirato;

[ …] ma non appena Gallo ebbe cominciato a spiegarci con la più profonda dottrina il funzionamento dell’opera, mi parve che in quel siciliano vi fosse un ingegno ben più alto d’ogni altro ingegno umano.

[ …] E in ciò per l’appunto era l’aspetto mirabile dell’invenzione di Archimede: egli aveva trovato il modo di riprodurre con un’unica rotazione i diversissimi moti degli astri e le loro varie orbite.

Mentre Gallo faceva muovere questa sfera, si vedeva la Luna succedere al Sole a ogni giro come si vede in cielo e si verificava la stessa scomparsa del Sole dal cielo e lo stesso collocarsi della Luna nell’ombra della Terra non appena il Sole fosse dal lato opposto”.

Queste parole di Cicerone suscitano una grande emozione, ci dà degli indizi eccezionali, sembra di essere nella stanza con lui che racconta le sue lodi al genio di Archimede, capace di realizzare con un’unica rotazione i moti diversi del sole, della luna e dei pianeti.

Questo dettaglio ci dice che Archimede aveva usato la teoria eliocentrica di Aristarco, Cicerone la chiama “conversio” cioè moti complessi e diversi possono essere ottenuti facilmente grazie ad un solo moto, quello del sole rispetto alla terra!

Ma abbiamo una seconda testimonianza, quella di Sesto Empirico del 200 d.C. che ci sbalordisce ancora di più, vediamo cosa dice:

“Gli apparecchi che si muovono automaticamente destano più meraviglia degli altri. Quando per esempio osserviamo una sfera archimedea, nella quale si muovono il Sole e la Luna e gli altri astri, siamo tanto sbalorditi non, per Giove, per gli oggetti né per il loro moto, ma per l’artefice e le cause del moto”.

Aggiungo anche un passo di Pappo:

“Chiamiamo meccanici anche gli esperti di costruzione di planetari, che realizzano modelli del cielo mediante il moto continuo e circolare di acqua”.

Wow.. avete capito cosa ci stà dicendo Pappo?

Il planetario di Archimede era in grado di muoversi da solo forse con un meccanismo idraulico!

In un altro passo Cicerone nel De Natura Deorum dice :

“Secondo loro sarebbe stato molto più abile Archimede nel riprodurre i moti celesti con la sua sfera di quanto non lo sia stata la natura nel crearli, nonostante la maggiore perfezione di questi ultimi in più di un particolare rispetto alla loro imitazione.”

Sempre Cicerone, nel De Re Publica e nelle Tusculanae Disputationes fa riferimento ai ” … planetari in bronzo costruiti da Archimede che mostravano la Terra, la Luna, il Sole, il mese lunare e le eclissi di Sole e di Luna … ” portati a Roma, dopo il saccheggio di Siracusa e la morte di Archimede nel 212 a.C. dal generale romano Marco Claudio Marcello.

In un altro passo Cicerone parla di Archimede come

“… intelligenza divina”.

Per finire sempre Cicerone nel De Natura Deorum scrive “ Supponiamo che qualcuno rechi in Scizia o in BritannialasferacostruitadalnostroamicoPosidoniocheriproduceesattamenteilmotodiurnoe notturno del sole, della luna e dei cinque pianeti: chi, pur in mezzo a così oscurabarbarie,esiterebbe ariconoscerein quella sferaun prodotto della ragione?”

Faccio notare che quando Cicerone parla di sfera, non significa che avesse la forma di una sfera come molti erroneamente pensano e interpretano, ma è un termine tradotto dal greco che Cicerone usa per definire i “ costruttori di sfere” cioè la pratica di costruire modelli che imitano la geometria e i movimenti dei corpi celesti.

Bene, non abbiamo dubbi che il planetario di Archimede era un oggetto reale, cosi come il meccanismo di Antilythera che abbiamo avuto la fortuna di ritrovare.

Grazie a Cicerone sappiamo che c’erano due meccanismi, il planetario di Archimede e la sfera di Posidonio.

Ma cosa ci faceva il planetario di Archimede ad Olbia?

L archeologo Rubens D’Oriano nella sua ricerca ha ricostruito quello che può essere successo, ma ricordiamoci che il planetario è stato costruito verso la fine del III sec. a.C. mentre la sua rottura e abbandono è avvenuta verso la metà del II sec. a.C.

In questo lasso di tempo di circa 60 anni era stato portato a Roma e custodito da Marco Claudio Marcello come oggetto di grande valore da mostrare e che poi è riapparso con l’omonimo nipote che lo mostra all’amico appassionato di astronomia Caio Sulpicio Gallo.

Secondo la ricostruzione Marco Claudio Marcello nipote è l’ultimo possessore noto del planetario di archimede.

Questo venne inviato in Spagna per combattere i Celtiberi nel 152 a.C. la rotta per raggiungere la Spagna è stata probabilmente quella che passa per le Bocche di Bonifacio con scalo a Olbia.

In questa occasione probabilmente è accaduto qualcosa al planetario di Archimede, non sappiamo cosa, ma per qualche motivo viene lasciato qui e poi abbandonato, probabilmente negli anni successivi perde anche il suo valore, chi lo vede probabilemente non comprende ne il suo uso ne il suo significato.

Noi oggi abbiamo ritrovato una ruota dentata, ma è molto probabile che li nei pressi del ritrovamento ci siano altre parti e frammenti, non lo sapremo mai in quanto non è possibile scavare.

Abbiamo quasi finito, ma prima di terminare sò che hai una domanda e dei dubbi.

Può essere davvero una ruota dentata del planetario costruito dal geniale Archimede in persona?

La risposta è si, tutti gli indizi si incastrano nel puzzle perfettamente, infatti sappiamo che:

Archimede aveva realizzato più di un planetario, probabilmente utilizzando ingranaggi, tipo il mecanismo di Antikythera, ma anche un planetario automatico grazie all’utilizzo dell’acqua, c’è lo dice Cicerone.

Sempre da lui e da altri autori latini sappiamo che Archimede aveva trattato questo tema nella sua opera “ della costruzione della sfera”.

E vi ricordo che il termine “Sfera” stà a significare la pratica di costruire modelli che imitano la geometria e i movimenti dei corpi celesti.

Nel 212 a.C Archimede muore per mano di un soldato romano che non lo riconosce e Marco Claudio Marcello porta a Roma il planetario di Archimede.

Nel 169 a.C. il nipote omonimo lo mostra all’amico appassionato Caio Sulpicio Gallo, che lo studia e descrive in una sua opera che noi non abbiamo più, ma che Cicerone legge e qualcosa ci racconta nel 54 a.C.

Un anno dopo, Caio Sulpicio Gallo và in Grecia, e nella battaglia di Pydna del 168 a.C. spiegò ai soldati che durante la notte della battaglia si sarebbe verificata una eclisse di Luna, questo avrebbe impressionato e impaurito l’esercito avversario, in quanto segno di sventura.

E’ un caso che il giorno della battaglia era lo stesso della eclisse di luna ?

Possiamo ipotizzare che Caio Sulpicio Gallo avesse utilizzato proprio il planetario di Archimede custodito dall’amico Marco Claudio Marciello per predire l’eclisse ?

Da questo momento non si hanno più notizie del planetario di Archimede.

Come abbiamo visto le principali informazioni provengono da Cicerone che aveva letto l’opera di Caio Sulpicio Gallo, questo ci fà capire che lui non aveva mai potuto vedere il planetario di persona, probabilmente perchè non c’era piu.

Cosa è successo dopo il 168 a.C ?

Sappiamo che Marco Claudio Marcello nel 152 a.C è comandante dell’esercito in Spagna e nel 148 a.C. Viene inviato in Nord Africa, molto probabilmente portava con sè il planetario come status symbol.

Olbia era uno scalo quasi obbligato per le partenze dal porto di Ostia, quindi ha avuto diverse occasioni per soggiornare ad Olbia.

Le date coincidono perfettamente con i dati della stratigrafia datata al 160 – 150 a.C. Attraverso la presenza di diversi frammenti ceramici presenti insieme alla ruota dentata.

Concludiamo dicende una cosa molto importante, la ruota dentata di Olbia è tecnologicamente molto più avanzata di quelle utilizzate nel meccanismo di Antikythera, in quanto in Ottone e con denti curvilinei, questo significa che Posidonio probabile costruttore del meccanismo di Antikythera, intorno all’ 82 a.C. Non aveva copiato il planetario di Archimede.

Bebe, abbiamo terminato, ma torneremo presto a parlare del planetario di Archimede e di Cicerone, che ci racconta tanti altri dettagli, oggi concludo con questo passo di Cicerone dove riferendosi ad Archimede dice:

“… intelligenza divina”.

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